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Il Monte Cacume (1662m) da Marsia

[Notizie generali] [Scheda tecnica]

L'annuncio meteo è elettrizzante: è in arrivo aria polare. Un rapido calcolo: ventiquattr'ore di aria polare significano neve dura o addirittura ghiaccio, in crosta.

Ma sono poche per compattare tutto il manto: sotto la neve dura, forse c'è la fregatura. Conclusione: alla larga dai pendii ripidi, si rischia neve inaffidabile. Insomma, si torna sui Simbruini. Sarà stucchevole, ma quando uno la comodità ce l'ha a portata di mano.

All'inizio della sterrata

Sul monte Cacume, dirimpettaio del Midia, sede un tempo che fu di un villaggio in leggenda per la reciproca distruzione con il villaggio di Rocca Morbano. Ci dirigiamo di nuovo verso Marsia. Si parte caricati dopo una colazione che il freddo esalta.

L'aria è tersa e mentre l'auto risale i tornanti del monte Bove brillano sull'asfalto i cristalli di ghiaccio. Attraversiamo Marsia, si lascia l'auto al camping. La temperatura è straordinaria, -8,5, l'aria asciuga il naso con sensazione pungente, ma non c'è vento e, una volta coperti, non si avverte neanche molto il freddo.

Il Monte Velino

Si parte con ritmo tonico sulla sterrata che porta al Piano del Pozzo. Ripercorriamo la stessa strada per il Midia, con la scorciatoia sulla destra che porta alla croce, respirando l'aria tagliente e memorizzando la luce (che, venendo dall'aria del Polo, ribattezziamo polarizzata).

Prima di prendere la valletta che discende verso il Piano del Pozzo, c'è la possibilità di svariare sui dossi carpendo gli straordinari scorci panoramici. Il Velino rosso e rugginoso incappellato di bianco [2] e Moby Dick, il cetaceo bianco chiamato Majella adagiato verso sud.

La Majella

Poi si scende decisi al Piano del Pozzo. Stavolta, invece di girare verso nord, andiamo diretti nella sterrata di fronte, che s'incunea tra il monte Cacume e il monte San Nicola, alla ricerca del valico. Dopo pochi metri la sterrata biforca e si prende a sinistra. Proseguiamo dritti accantonando un po' di rifiuti di plastica, per una raccolta al ritorno.

Poi, in un'ampia spalla boschiva chiusa a sinistra da un grosso 'bozzo', tagliamo la sterrata sulla destra e rapidi la recuperiamo sulla sella.

Nel bosco

Di qui si prosegue per circa 200 metri in piano lungo la sterrata diretta verso il Campolungo sotto il Vallevona, fino a che non incrociamo il segnale giallo che indica a destra il sentiero di sella che porta al Cacume.

Sentiero per il Cacume

Si cammina nella neve soda, su moderato pendio, in un bel boschetto di faggi giovani e slanciati. Ci allontaniamo dal sentiero di cresta, per aggirare una gobba sulla sinistra, poi riprendiamo il sentiero che, piegando sulla destra, porta al pendio sommitale.

In vetta

Si apre lo spettacolo degli Ernici bianchi e del Morbano, degli altri Simbruini. E poi su, fino al "bastone" di vetta.

Il Viglio e i Cantari

Modesta elevazione questo Cacume, ma posizione straordinaria. Con veduta sul Terminillo, sul Vettore, sulla Laga e giù, fino alla Maiella e al Parco. L'aria è sempre polare, ma c'è il sole e il freddo non si avverte. Riusciamo persino a cambiarci, senza difficoltà: molto meglio di altre giornate molto meno fredde, ma umide e ventose. Con il sole che c'è la sosta in vetta è gradevole. Sostiamo con calma, trafficando tra panini e dolcetti, la scusa del freddo torna sempre buona.

Il ritorno è allegro, il freddo tonifica, non si avverte stanchezza, la veduta dall'alto sul Campolungo è ristoratrice.

Veduta su Campolungo

Il piede affonda gradevolmente sul pendio innevato del prato e, poi, della giovane faggeta. Così anche la risalita dal Piano del Pozzo, dove, nonostante il freddo, riusciamo persino a sudare e siamo costretti ad alleggerire, sebbene di poco, l'equipaggiamento. L'arrivo è in scioltezza, il termometro segna meno 9. Si riparte, ma per fare tappa a Colli di Monte Bove, per un'occhiata occhiuta alle sue galline ruspanti e per una calda bevanda dall'anziana barista, cortese ed elegante. Il Cacume, meta nuova per quasi tutto il gruppetto, est est est. Sarà più spesso nei nostri programmi.